Mag 022018
 

By Michele Smargiassi

UtopiaMoriyama

Le fotografie dei reporter aderiscono. Le fotografie degli artisti sono circoscritte.

Daido Moriyama: Oct. 21, 1969. © Daido Moriyama, courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Vi sto per raccontare di come un buon allestimento aggiunge qualcosa in più alla somma degli addendi.

Faccio due volte il giro di questa mostra, A cosa serve l’utopia, con il suo titolo preso in prestito da Eduardo Galeano, che è una domanda senza punto interrogativo, perché “le domande esigono risposte e questa mostra non è certa di averne”, confessa Daniele De Luigi.

Chris Steele-Perkins: Beirut 1982. © Chris Steele-Perkins/Magnum Photos/Contrasto

Lui e Chiara Dall’Olio hanno inventato una mostra, come si dovrebbe fare sempre, perché le mostre questo sono, un dispositivo che ha senso solo se dice di più delle opere di cui è composto.

È l’anniversario delle utopie, si direbbe. Sollecitati dal festival Fotografia Europea, nel cinquantesimo del Sessantotto, le istituzioni di cultura fotografica emiliane hanno costruito una collana di mostre sull’argomento.

Modena ha messo le mani nelle proprie raccolte fotografiche. Ha trovato ampie tracce di utopia. Ma c’era bisogno della storia. Allora, ha chiesto aiuto agli archivi di Magnum.

Ed è nata questa mostra intelligente, dove in disposizione instabile sulle pareti dialogano le fotografie di grandi reporter del Novecento, che sono incollate direttamente all’intonaco, e le fotografie di grandi artisti della fotografia del Novecento, che sono appese incorniciate.

Questo dicevo all’inizio. Adesione al reale vs. sovrapposizione al reale.

Ma così sembra che il dialogo sia fra la cruda realtà e il museo, tra due mondi, due linguaggi diversi, distanti. Davvero è così?

In cornice c’è una agitata scena notturna di Daido Moriyama, datata 1969, gli anni della (a noi pressoché ignota) contestazione giapponese contro il sistema e contro gli americani.

Di fianco, uno scatto molto grafico di Bruno Barbey sul maggio francese invece è incollato al muro. Ti chiedi se non potrebbe scambiarsi di posto.

Mario de Biasi fotografò i ritratti di Lenin poco prima del crollo dei muri. Mladen Stilinovic ha fotografato l’oggettistica del culto della personalità nella Jugoslavia di Tito, e poi sui mercatini del dopo-guerre balcaniche. Chi è il giornalista, chi l’artista?

Le buone mostre fanno venire dubbi, in questo caso il dubbio è questo: dove passa il confine tra fotografia d’arte e fotografia di reportage?

UtopiaDebiasi

Mario De Biasi: Mosca, 1980. © Archivio De Biasi. Galleria Civica di Modena, Raccolta della Fotografia, Fondo Franco Fontana, g.c.

Il dubbio viene, ovviamente, perché è stata fatta una scelta non casuale. In queste sale, gli artisti parlano della realtà, e i reporter conoscono il linguaggio formale.

Si poteva dire, tempo fa, che a distinguere fra i due sistemi fossero i canali di diffusione. Il reportage sui giornali, l’arte nel white cube delle gallerie.

Non è più così da tempo. Il reportage va sempre più spesso e più rapidamente al museo, mentre l’arte fa notizia sempre più volentieri sui media generalisti.

UtopiaStilnovic

Mladen Stilinovic: Sale of Dictatorship, 1977-2000 © Mladen Stilinovi?. Courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Abbiamo ancora bisogno di distinguere …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/05/02/modena-fotografia-utopia/

      

 Leave a Reply