Set 052018
 

By Michele Smargiassi

BaudelaireCarjatnascosto

“Baudelaire non era nemico della fotografia. Era nemico della mediocrità”. Nella saletta colazione di un grazioso ostello di Pieve Tesino, da buon parigino Serge Plantureux disdegna il cornetto italiano, pallida imitazione del croissant.

Etienne Carjat: Monsieur Arnauldet, 1861 ca., Muséè d’Orsay

Serge è un antiquario e uno storico della fotografia un po’ eccentrico nel vestire, adora le bretelle rosse, e nei modi: non sei mai sicuro se sia più gioviale o sarcastico. La sua lezione sul mercato della fotografia storica alla Summer School della Società italiana di studi di fotografia ha affascinato gli studenti.

Passavano di mano in mano nella saletta dagherrotipi, albumine, ambrotipi, cianografie. Io mi sono impossessato di un numero di Nicéphore, la sua raffinata rivista sulla fotografia antica che non si vende ma, mi sussurra, “si regala, o si ruba”. Se non potete andare a farvela regalare nel suo studio, potete chiedergli di mandarvi la sua newsletter, una vera cornucopia, o consultarla qui.

Quel numero di Nicéphore è tutto dedicato a Baudelaire e al suo ambivalente rapporto con la fotografia. Riproduce e analizza nei dettagli i quindici ritratti fotografici conosciuti del poeta. Sette di Nadar, sei di Carjat, due di Neyt.

Quindici. Forse non tanti per una personalità – ma lo è più oggi che allora. Sicuramente tanti per chi, della fotografia, diede l’arcinoto giudizio: stai al tuo posto, servetta, e non invadere le praterie dll’immaginario.

Quindici ritratti. Erano quattordici fino a cinque anni fa, quando qualcuno scovò una curiosa stampa di Carjat, databile 1861, oggi conservato al Musée d’Orsay. Il soggetto del ritratto non è Baudelaire, ma un certo Arnauldet, che posa con il cappello a cilindro in mano sullo sfondo neutro di un telo grigiastro.

Sennonché, qualcosa non torna. L’inquadratura eccede i bordi del telo, dal lembo sinistro del quale fa capolino la mezza figura di una persona che assiste alla seduta. Sfocata, ma non tanto da sospettare, e anche qualcosa di più, che si tratti proprio di Baudelaire.

Sì, il poeta sbircia. Nello studio di Carjat era di casa. Del resto sappiamo che, con sublime distintissima insistenza bohèmien, il fioraio del male chiedeva ogni tanto agli amici fotografi un prestito per sbarcare il lunario. Ma probabilmente stava aspettando il suo turno, o aveva appena ceduto il posto.

In ogni caso eccolo lì, come uno qualunque di quei “gaglioffi e gaglioffe agghindati come i macellai e le lavandaie a carnevale” che si sforzavano di mantenere “durante il tempo necessario all’operazione, la loro smorfia di circostanza”.

Eccolo lì, tutt’altro che sdegnoso, molto interessato anzi alla magia ancora bambina di quel “lucernario dell’infinito”, quel “rifugio di tutti i pittori mancati”, quella roba fatta per “l’immonda compagnia” di “malvagi e gonzi”…

Con squisita ironica ritorsione, Plantureux rovescia su questa immagine, come didascalia, un titolo celebre di Baudelaire: Il sogno di un curioso. E forse davvero si tratta di una fotografia non innocente.

Come mai fu stampata così, senza tagliare via quella figura parassita? Di certo non si poteva vendere …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/09/05/baudelaire-nadar-carjat-plantureux-ritratto/

      

 Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.