Ago 212018
 

By Michele Smargiassi

E643E1E4-68A0-4B10-80E0-A9E649BCE07A

C’è chi ha scritto che era un fotomontaggio, ma un video toglie ogni dubbio. Del resto la foto è di fonte certa, è stata presa per l’Ansa, da Simone Arveda. C’è poi chi concede che sia stato un selfie, aggiungendo tuttavia che Matteo Salvini “ha accettato la richiesta, ma non ha riso”.

Foto: Simone Arveda / Ansa

Persino queste giustificazioni in realtà ammettono implicitamente che, per un ministro, prestarsi a un selfie in occasione dei funerali delle vittime di Genova (non proprio durante la cerimonia, ma in quel contesto) è stato un gesto sconveniente, improprio. Ora però bisogna spiegare perché lo è.

C’era da aspettarsi che tanti facessero foto coi cellulari durante i funerali? È una domanda retorica. C’era da aspettarsi che qualcuno facesse anche dei selfie? Meno scontato, ma prevedibile.

Il selfie è un gesto contemporaneo travolgente. La perentorietà con cui si è imposto come reazione alle situazioni più diverse ci ha colti di sorpresa; novità e inspiegabilità ce lo hanno reso un gesto sospetto, alieno, patologico (quando noi stessi non vi ricorriamo, ovviamente).

La nostra difficoltà a capire il selfie viene dal fatto che non ha un significato in sé, ma è un gigantesco contenitore di significati. Un marcatore, una cartina di tornasole.

La sua potenza è la sua camaleontica virtù di riempire vuoti. Se i selfie hanno qualcosa in comune, è di essere la risorsa compulsiva per ogni momento di eccitazione. Il gesto che risolve e comunica gioia, imbarazzo, ammirazione, tenerezza, disagio, entusiasmo, perfino rabbia.

Il selfie mette la firma, con la nostra faccia, a momenti che non riusciamo ad affrontare a viso scoperto e a occhio nudo. Il selfie alla festa dice “sono qui e sto bene”, il selfie davanti alla catastrofe dice “sono qui e sono impressionato”, in tutti i casi trasferisco le mie sensazioni su un oggetto visuale che posso allontanare da me, gettandolo nella nuvola del Web.

Detto questo, perché un selfie con Salvini a un funerale suona male? Perché il selfie in sé non esiste, esistono generi, intenzioni, funzioni diverse dei selfie. In questo caso si tratta del genere “selfie con la celebrità”.

Che ha sostituito l’autografo come modo per colmare la soggezione dell’incontro impari tra un uomo comune e l’uomo di successo. Nuova forma dell’antica relazione asimmetrica fra capo e popolo, fra sovrano e sudditi.

Ben prima dei politici televisivi, i re taumaturghi sapevano quanto fosse rischioso rifiutare il tocco guaritore della loro mano ai malati giunti al loro cospetto. Anche papa Francesco si concede ai selfie, magari scegliendo meglio le occasioni.

Certo, la personalità che rifiuta il selfie all’adoratore rischia di vedersi crollare ai suoi occhi e a quelli di tutti coloro a cui il rifiutato racconterà lo sgarbo. Il selfie sembra dunque essere il ricatto del suddito al potente.

Che però fa più comodo al potente che al suddito. A cui il potente finge di cedere ma che in realtà sfrutta interamente a suo vantaggio. Salvini a Genova ha evitato alcuni selfie, non questo, che lo ha forse colto un po’ di sorpresa. E che poi ha accettato, “senza ridere”, pensando …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/08/21/salvini-genova-selfie-funerali-ponte-morandi/

      

Ago 212018
 

By Michele Smargiassi

FotoscrittureLogoWEB

Chi l’ha scritto? Settimo quiz estivo di Fotocrazia. Il brano che state per leggere fa parte di un testo letterario più o meno celebre. A voi indovinarne l’autore. Avete tempo fino alla sera prima del prossimo quiz, quando in fondo a questa pagina appariranno il nome dell’autore e il titolo del libro. Saranno tenute in considerazione solo le risposte postate come commento al blog (no risposte Facebook, per capirci). Non si vince nulla, ma son soddisfazioni.

Per molto tempo ho scattato le mie fotografie di nascosto, voglio dire all’insaputa di quello o di quella che fotografavo.

Il sistema è comodo e fruttuoso. In più viene incontro alla lieve vigliaccheria che immancabilmente mi attanaglia un poco nel momento di abbandonarmi a un ratto d’immagine. Ma insomma è un ripiego, e ora riconosco che affrontare il fotografato, per quanto terribile possa sembrare, è sempre preferibile.

È bene, infatti, che l’atto del fotografare si rifletta in un modo o nell’altro sulla faccia o nell’atteggiamento del fotografato: sorpresa, collera, paura, oppure divertimento, vanesia soddisfazione, buffoneria persino, gesto osceno o provocatorio.

Cento anni fa, quando l’anestesia ha fatto ingresso nelle sale operatorie, certi chirurghi hanno protestato. “La chirurgia è morta”, ha detto uno di loro. “Si basava sull’unione del paziente e del medico nella sofferenza. Con l’anestesia, la chirurgia degrada al livello della dissezione di cadavere”.

Nella fotografia succede qualcosa di simile. I teleobiettivi che consentono di operare da lontano, senza il minimo contatto con il fotografato, uccidono quanto c’è di più commovente nel fotografare: la lieve sofferenza che provano, insieme e ai poli opposti, colui che si sa fotografato e colui che sa che si sa che sta compiendo un atto predace, una circonvenzione d’immagine.

…read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/08/21/fotoscritture-misteriose-sette/

      

Ago 182018
 

Sono filtrate oggi alcune caratteristiche tecniche e le immagini della Leica M10-P. Le differenze rispetto al modello precedente sembrano limitate, un nuovo otturatore e nuovi comandi TouchScreen
Sembrerebbe mancare il classico logo Leica a bollo rosso.

Le principali specifiche della Leica M10-P
• Sensore CMOS Full Frame da 24 Mpxl
• Processore Leica Maestro II
• Mirino ottico con ingrandimento 0,73x
• Nuovo otturatore
• La Leica M10-P sarà disponibile in due diversi colori: nero e cromata
• Dimensione: 139×38.5×80
• Prezzo USA: $ 7.995 (per la M10 è $ 7.295)
La Leica M10-P sarà annunciata il 21 agosto

…read more

Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21402/2018-08-18-rumors-leica–immagini-e-specifiche-della-m10-p.aspx

      

Ago 172018
 

By Michele Smargiassi

FotoscrittureLogoWEB

Chi l’ha scritto? Sesto quiz estivo di Fotocrazia. Il brano che state per leggere fa parte di un testo letterario più o meno celebre. A voi indovinarne l’autore. Avete tempo fino alla sera prima del prossimo quiz, quando in fondo a questa pagina appariranno il nome dell’autore e il titolo del libro. Saranno tenute in considerazione solo le risposte postate come commento al blog (no risposte Facebook, per capirci). Non si vince nulla, ma son soddisfazioni.

Sulle scale che portavano sul tetto Dolly mi aveva presentato l’ospite, chiamandolo semplicemente “il nostro signor H.” e parlando ostentatamente in francese. “Notre trés cher Monsieur Ache”.

Notai con un certo fastidio che lui non alzava quasi mai gli occhi al cielo e non prestava la minima attenzione alle mie vittorie.

Quelli che lo assorbivano interamente erano i tetti, piani o inclinati, a cupola o a colmo, e tutti gremiti di gente.

Si spostò, a passettini, di qua e di là, fino a trovare la posizione giusta. Poi, immobile e rannicchiato su se stesso, attese, con la Leica tra le mani.

La sua pazienza, la sua immobilità, era inumana, da predatore. Mi resi conto che stavo osservando un maestro dell’invisibilità al lavoro, un artista, un occultista. Si dissolveva mentre lo guardavo, diventava semplicemente “non là”, un’assenza, fino al momento in cui la scenetta che attendeva al varco lo soddisfaceva, e allora, clic, sparava un colpo solo e tornava a materializzarsi.

Doveva proprio essere un tiratore scelto, pensai, per non aver bisogno di scattare più di una fotografia. Poi tornava ad esibirsi nel suo balletto di passettini, cambiava posizione, spariva di nuovo, clic, e così via. Guardandolo, persi il mio aquilone preferito.

Il kala manja di qualcun altro mi abbatté. Non me ne curai. Avevo visto abbastanza per sapere il nome del francese.

…read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/08/17/fotoscritture-misteriose-sei/

      

Ago 152018
 

Ogni anno EISA esamina i nuovi prodotti proposti dall’industria, li sottopone a test e individua i migliori nelle rispettive categorie.
Scorrendo l’elenco dei premiati di quest’anno è possibile notare come siano quasi scomparse le fotocamere compatte; è la conseguenza della forte riduzione dell’offerta. EISA ha premiato la Sony Cyber-shot RX10 IV che ha puntato sul potente zoom 24-600mm f/2.4- 4 Zeiss Vario-Sonnar T * e sul sensore da 1 pollice.
Altra caratteristica di quest’anno è l’aumento dei premi dedicati alle mirrorless; dato il loro successo di pubblico i produttori hanno moltiplicato gli sforzi per proporre fotocamere sempre più performanti, Sony e Fuji in testa.
Contemporaneamente la giuria EISA ha aumentato i premi per gli obiettivi delle mirrorless, riducendo quelli di altre categorie. Gli obiettivi costituiscono oggi un interessante terreno di competizione tra i produttori i quali, rispetto al passato, possono contare sia su straordinarie tecnologie di progettazione ottica, che su vetri straordinariamente evoluti.
Ed ecco l’elenco completo e le immagini dei vincitori del premio EISA Maestro; il vincitore dell’edizione di quest’anno, tema Nature, è lo straordinario fotografo ungherese Bence Mate

…read more

Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21399/2018-08-15-i-vincitori-eisa-ed-eisa-maestro-2018-2019.aspx

      

Ago 142018
 

By Michele Smargiassi

FotoscrittureLogoWEB

Chi l’ha scritto? Quinto quiz estivo di Fotocrazia. Il brano che state per leggere fa parte di un testo letterario più o meno celebre. A voi indovinarne l’autore. Avete tempo fino alla sera prima del prossimo quiz, quando in fondo a questa pagina appariranno il nome dell’autore e il titolo del libro. Saranno tenute in considerazione solo le risposte postate come commento al blog (no risposte Facebook, per capirci). Non si vince nulla, ma son soddisfazioni.

– Lei fotografa solo scrittori adesso.

– Solo scrittori. Per essere franca, ho una malattia che si chiama scrittori. Mi ci è voluto parecchio tempo per scoprire cosa volevo fotografare. Sono venuta in questo paese una quindicina d’anni fa. In questa città, per essere esatti. E ho battuto le strade fin dal primo giorno, fotografando facce di città, occhi di gente di città, uomini accoltellati, prostitute, sale di pronto soccorso, chi più ne ha più ne metta. L’ho fatto per anni. Molte volte ho usato un grandangolare e ho scattato con la macchina fotografica che mi pendeva sul petto da una tracolla per non attirare il tipo di attenzione sbagliata, grazie lo stesso. Ho seguito gente derelitta praticamente fin nella tomba. E avevo l’abitudine di andare ai processi serali solo per vedere le facce. New York, insomma, questa è la mia religione di stato ufficiale. Ma dopo anni di questa roba ho incominciato a pensare che, stranamente, per qualche verso non era valida. Qualunque cosa io fotografassi, realtà, miseria, corpi distrutti, facce insanguinate, per grande che fosse l’orrore, alla fine mi ritrovavo sempre con delle stronzissime immagini carine. Capisce? E così ho dovuto inventarmi delle cose molto complicate che probabilmente son molto semplici. Uno arriva a una certa età, non è così che funziona? E allora finalmente capisce che cosa vuol fare.

– Ma alla fine che ne sarà delle sue fotografie degli scrittori? Come collezione, intendo.

– Alla fine, non lo so. Qualcuno propone una specie di installazione in una galleria. Arte concettuale. Migliaia di fotografie formato passaporto. Ma, per quanto mi riguarda, nn ne vedo lo scopo. Fondamentalmente, credo che questo sia un lavoro che serve da consultazione. Una cosa da schedare. Bisognerebbe mettere le fotografie nello scantinato di una biblioteca. Se la gente vuol guardarle, lo chiede. Che importanza ha una fotografia, mi chiedo, se uno conosce l’opera dello scrittore? Non so. Però la gente vuole l’immagine, no? La faccia dello scrittore è la superficie dell’opera, è un indizio per il mistero che c’è dentro. Oppure il mistero è nella faccia? A volte ci penso alle facce. Certe facce son meglio di certi libri. Oppure si potrebbero mettere le fotografie in una capsula spaziale, questo sì che sarebbe fantastico. Spedirle nello spazio. Salve, siamo gli scrittori della terra.

…read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/08/14/fotoscritture-misteriose-cinque/

      

Ago 142018
 

Sappiamo che fotocamere saranno due, anche se inizialmente potrebbe esserne presentata una sola.
Quello che è certo sono i nomi; Z6 con sensore da 24 Mpxl, e Z7 con sensore da 45 megapixel.
Insieme ai corpi macchina Nikon annuncerà il 23 agosto l’obiettivo del kit 24-70 mm f/4 e un obiettivo luminoso a focale fissa, che potrebbe essere un 28mm o un 35mm.
Nikon ha dedicato una particolare attenzione all’ergonomia, per cui le fotocamere saranno molto comode da impugnare.

Sappiamo che Nikon ha in programma di introdurre un interessante Z-Noct Nikkor 58mm f/0,95, ma per questo obiettivo si parla del prossimo anno.
Le specifiche delle fotocamere che ad oggi sono filtrate sono le seguenti:

  • Autofocus da oltre 400 punti.
  • Stabilizzatore a sensore su 5 assi
  • Raffica da 9 fotogrammi al secondo
  • Il nuovo innesto consentirà l’uso di obiettivi f/0.95.
  • Mirino elettronico con risoluzione da 3,6 megapixel.
  • 2 display LCD, uno sul dorso ed uno sulla calotta
  • Registrazione video 4K
  • Il video 8K è elencato nelle specifiche, ma sarebbe lo stesso della Nikon D850, ovvero Time Lapse in modalità 8K

…read more

Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21401/2018-08-14-nikon-rumors–le-mirrorless-full-frame-si-chiameranno-nikon-z6-e-nikon-z7-.aspx