Ott 102018
 

In questo numero:

Kodak T-Max 3200-P: grande sensibilità, buon dettaglio e sensibilizzazione fino a 700nm
Nel marzo di quest’anno Kodak Alaris ha annunciato l’introduzione di una nuova versione della T-Max 3200 diversa da quella quasi omonima, eliminata dai cataloghi alcuni anni orsono. Secondo alcune voci, non ci troveremmo di fronte ad una nuova pellicola, ma semplicemente al confezionamento di fondi di magazzino ritrovati e rimessi in commercio; quindi non ci sarebbe nulla di nuovo da dire sulla T-Max 3200 se non gioire dell’effimera ricomparsa di un materiale glorioso, ma destinato in breve tempo all’oblio definitivo. Sarà così?
Abbiamo sottoposto a test la pellicola.

Portfolio: Marco Beretta
Appartengo alla vecchia scuola. Non ho mai abbandonato il mezzo analogico, ed ho superato indenne il periodo dello “tsunami” digitale che ha investito la fotografia ed oggi mi ritrovo con un corpo di opere che hanno un sapore di autenticità, di “genuinità”.
Per la mia ricerca uso la tecnica delle lunghe esposizioni su treppiede o mono-piede; in esterni utilizzo spesso filtri colorati (rosso e arancio) per differenziare i toni di grigio ed evitare così immagini dalla tonalità uniforme. Come pellicole uso quelle a bassa sensibilità, 25 e 50 ISO, e con un elevato contenuto d’argento.

Collodio secco ed immagini storiche
A metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, al processo di preparazione delle lastre con il collodio umido si affianca il processo con il collodio secco, mediante l’aggiunta all’impasto del collodio di alcune sostanze idrosolubili. Le lastre al collodio secco, pure avendo una sensibilità generalmente inferiore a quelle al collodio umido, possono essere preparate in anticipo e possono essere utilizzate a distanza di giorni o settimane, per questo vengono preferite, soprattutto per i lavori in esterni. L’adozione di questa tecnica permette di affrontare lavori di “reportage”

Le Rolleiflex del terzo millennio
Se qualcuno dovesse chiederci notizie circa le fotocamere meccaniche a pellicola costruite negli anni duemila, in piena epoca digitale, probabilmente dovremmo rispondere che fra le migliori vi sono le Rolleiflex biottica. E se ci fosse chiesto di quale Rolleiflex stiamo parlando bisognerebbe rispondere che esiste solo l’imbarazzo della scelta, fra almeno tre modelli diversi.

1946: tra lotterie e mercato nero, a Wetzlar si riparte

Alla Leitz, la supervisione delle attività industriali è demandata al Leitz plant officer incaricato dall’U.S.Army, il Lt. Paul A. Snyder di Mishawaka, che è pertanto presente quando, nel 1946, la Leitz mette in commercio una nuova fotocamera, la Leica IIIC, che per la prima volta nella sua storia non offre, rispetto ai modelli precedenti, miglioramenti tecnici apprezzabili. E’ una scelta pragmatica che rispecchia i tempi.

Rodolfo Namias, scienziato eclettico
Giornalista brillante, capo del laboratorio chimico delle acciaierie di Terni e poi della Vanzetti & Sagramoso di Milano, è noto in particolare per le sue ricerche nella chimica fotografica, ma progettò anche obiettivi fotografici e approfondì le tecniche tipografiche e per la stampa d’arte.
Il suo progetto era di formare una classe di fotografi capaci di valorizzare le potenzialità che la scienza, e la chimica in particolare, potevano offrire all’arte della fotografia. Il suo pensiero positivista traspare in quasi i suoi scritti, fino anche …read more

Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21456/2018-10-10-il-nuovo-classic-camera-black-white-nelle-migliori-edicole-.aspx

      

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