Ago 032018
 

By Michele Smargiassi

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Chi l’ha scritto? Secondo quiz estivo di Fotocrazia. Il brano che state per leggere fa parte di un testo letterario più o meno celebre. A voi indovinarne l’autore. Avete tempo fino alla sera prima del prossimo quiz, quando in fondo a questa pagina appariranno il nome dell’autore e il titolo del libro. Saranno tenute in considerazione solo le risposte postate come commento al blog (no risposte Facebook, per capirci). Non si vince nulla, ma son soddisfazioni.

Sempre più spesso, in queste gite montane o marine, al momento della foto di gruppo familiare o interfamiliare, era richiesto l’intervento d’un operatore estraneo, magari d’un passante che si prestasse a premere lo scatto dell’apparecchio già messo a fuoco e puntato nella direzione voluta.

In questi casi Antonino non poteva rifiutare i suoi servigi: raccoglieva la macchina dalle mani d’un genitore o d’una genitrice che correvano a piazzarsi in seconda fila sporgendo il collo tra due teste o ad accoccolarsi tra i più piccoli; e concentrando tutte le sue forze nel dito preposto all’uso schiacciava il grilletto.

Le prime volte un inconsulto irrigidirsi delle braccia deviava la mira a catturare alberature d’imbarcazioni o guglie di campanili, o a decapitare nonni e zii. Fu accusato di farlo apposta, biasimato per un cattivo genere di scherzi. Non era vero: la sua intenzione era di concedere il dito come docile strumento della volontà collettiva, ma intanto di servirsi della momentanea posizione di privilegio per ammonire fotografi e fotografati sul significato dei loro atti.

Appena il polpastrello raggiunse la voluta condizione di distacco dal resto della sua persona e individualità, egli fu libero di comunicare le sue teorie in argomentate allocuzioni, inquadrando nel contempo riuscite scenette d’insieme. (Alcuni casuali successi erano bastati a dargli disinvoltura e confidenza con i mirini e gli esposimetri.)

– … Perché una volta che avete cominciato, – predicava – non c’e? nessuna ragione che vi fermiate. Il passo tra la realtà che viene fotografata in quanto ci appare bella e la realtà che ci appare bella in quanto è stata fotografata, è brevissimo. Se fotografate Pierluca mentre fa il castello di sabbia, non c’è ragione di non fotografarlo mentre piange perché il castello è crollato, e poi mentre la bambinaia lo consola facendogli trovare in mezzo alla sabbia un guscio di conchiglia.

Basta che cominciate a dire di qualcosa: “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non e? fotografato e? perduto, che e? come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografarle possibile, oppure considerare fotografarle ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

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Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/08/03/fotoscritture-misteriose-due/

      

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