Mag 302018
 

By Michele Smargiassi

Guiglia

Quando il tuo futuro è appeso a un filo, di cosa parli?

Franco Gremignani, Volano sul filo per andare a scuola. Guiglia di Modena,1959

Dei compiti. Dei regali di Natale. Di cosa farai da grande. Forse non dici che hai paura, ma ce l’hai. Mentre il fiume ti scorre sotto, e tu ci voli sopra. Verso quel che sarai.

I bambini di sessant’anni dopo possono solo immaginarlo, e scriverlo in un tema. O ascoltare i ricordi dei nonni. Che andavano a scuola così, appesi a un filo.

È una fotografia che avrete sicuramente visto in tanti. È molto famosa.

Una fotografia che ora è tornata a casa. Un piccolo cerchio che si chiude. Una fotografia che ha compiuto la sua missione.

Ha girato il mondo. La didascalia di solito è: “A scuola con la carrucola”. C’è un fiume, largo largo. C’è l’altra sponda, lontana lontana.

Ci sono sette bambini, e una donna, appesi a una corda che passa di là. Anche loro passano di là. Lo fanno due volte al giorno, per andare e tornare da scuola.

Perché il ponte di Samone non c’è più. È stato bombardato durante la guerra. Siamo nel 1959, ma la ricostruzione ha avuto altre priorità.

Però i bimbi della frazione di Gainazzo, sotto Guiglia, sull’appennino Modenese, a scuola devono andarci adesso. La scuola non aspetta. Il tempo di crescere non si ferma. E la scuola sta di là dal Panaro, alla Casona di Marano.

Già arrivare al fiume ci vuole il suo tempo. D’estate quand’è secco basta una passerella di legno. Ma d’inverno no, il fiume si gonfia. E per passare di là bisognerebbe risalire il fiume fino all’altro ponte che c’è ancora, poi scendere di nuovo, sono chilometri e chilometri.

Chi abbia avuto l’idea, non si sa bene. Ma lì dov’era il ponte che non c’è più, qualcuno ha tirato ben tesa una fune che ci si possono agganciare delle piccole carrucole, e ogni carrucola un’imbragatura di cuoio, e dentro ogni imbragatura un grembiulino e dentro ogni grembiulino un bambino, poi una spinta e si va. La carrucola bisogna portarla da casa, ricorda Sara, che fu una di quelle bimbe appese, “perché più volte è capitato che le rubassero”.

Verso valle basta lasciarsi scivolare. Verso monte bisogna tirarsi con le mani sulla corda, e si fa un po’ fatica. All’inizio è divertente, poi diventa una delle fatiche della vita, di quelle che si faticano perché non c’è da fare altro, non si può evitare, si fa e basta.

Sistemi di sicurezza, pochini. Pare che in un quarto di secolo qualche bimbo si sia fatto un tuffo non previsto in Panaro. Ma nessuno ricorda incidenti gravi.

Crederci o no, quella teleferica di bambini, quella funivia per i sogni di diventare grandi, restò in funzione fin verso il 1980. La prendevano anche gli adulti. Per esempio il veterinario quando doveva correre perché c’era una bestia che aveva bisogno.

Quando è arrivato il nuovo dirigente scolastico, l’anno scorso, all’istituto comprensivo Raimondo Montecuccoli di Guiglia (materne, elementari, medie), quella foto la conosceva anche lui. Ha chiesto, ha voluto saperne di più.

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Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/05/30/franco-gremignani-guiglia-bambini-scuola-carrucola-montecuccoli/

      

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