Set 102018
 

By Michele Smargiassi

Bici

Durò qualche mese ma fu un vero tormentone la bipartizione del mondo coniata da Adriano Celentano. Lento o rock? Versione pop dell’elenco di Giorgio Gaber delle cose di destra e delle cose di sinistra.

Foto: Michele Smargiassi. Licenza Creative Commons BY-NC-SA

Il valore positivo, per il Molleggiato, stava ovviamente dalla parte del rock. Lento era tutto ciò che noioso, vecchio ammuffito.

Agli antipodi di Celentano, i cultori della lentezza ecologista. Capostipite Carlin Petrini con Slow Food. Per loro, lentezza è riprendere possesso del tempo, rifiutare il consumismo frenetico.

Il mondo della fotografia funziona spesso come camera eco delle tendenze, e qualche anno fa nacque anche Slow Photo, con testimonial autorevoli e ottime intenzioni, la cui lentezza forse e diventata immobilita perché non se ne sente più parlare.

Però la bandiera e stata ripresa in mano, con entusiasmo, da un gruppo di amici raccolti attorno alla resuscitata rivista Rvm, che sta per Rear View Magazine, di cui vi ho già parlato in queste pagine.

Sono loro, in particolare il direttore Gianmaria Degasperis, che mi hanno gentilmente chiesto di intervenire alla presentazione di Rvm al Festivaletteratura. Proponendomi di parlare di lentezza analogica vs. velocità digitale.

Contavano sicuramente, e non del tutto senza fondamento, che fossi con loro nella trincea della prima, armato contro la seconda. Temo di averli un po’ delusi: le terre di nessuno mi piacciono piú delle trincee.

Naturalmente nelle terra di nessuno è meglio andarci con le spalle coperte, e quindi mi sono nascosto dietro un gigante. Italo Calvino. Che nelle sue Lezioni americane, volendo lasciare al nuovo millennio alcuni valori chiave, con grande delusione del popolo slow che fose si aspettava la lentezza, ci mise invece la rapidità.

Si trattava, ovviamente, di rapidità del pensiero e non di rapidità acefala. La rapidità che può permettersi un pensiero che abbia saputo metabolizzare il mondo. E per farlo ci vuole tempo. C’e una lentezza della comprensione nascosta dietro la rapidità della decisione…

Voglio solo dire che l’approccio lento e quello veloce fanno entrambi parte della storia della fotografia e probabilmente anche della sua natura mediale.

Non facciamoci troppo ingannare dalla mitologia dell’istantanea come destino e progresso della fotografia, che è solo una suggestione commerciale dell’era Kodak.

Certamente, il fotogiornalismo soffrì delle lentezze tecniche degli esordi. Ma a volte le usò come alibi: è il caso di Roger Fenton, che incaricato nel 1855 di dare della guerra di Crimea, orribile massacro, una versione rassicurante per i sudditi britannici, si limitò a fotografare sussiegosi ufficiali in posa.

Ma quanta lentezza c’è anche dietro l’ideologia più apparentemente velocista del fotografico, quella del momento decisivo di Cartier-Bresson: quanta costruzione, quanto appostamento paziente in attesa che la realtà perfettamente composta cadesse nella rete della sua Leica.

La mitologia del fotografo cacciatore di passo e sopravvalutata. Molto più spesso i fotografi sono stati pescatori con la rete che un cacciatore di passo con fucile…

Ma il fascino del lavoro lungo e lento, anche questo comunque è stato una mitologia. Un mito , un eroico, quello dell’immersione totale, …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/09/10/fotografia-fotogiornalismo-reportage-rvm-magazine-mantova/

      

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