Gen 112019
 

By Michele Smargiassi

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Massimo Sestini ha fatto benissimo a portare in tribunale il vicesindaco di Trieste per aver usato una sua foto-icona stravolgendone il significato.

Massimo Sestini: Stretto di Sicilia. Foto zenitale di una barca che trasporta 227 migranti, presa da un elicottero AB-212 della Marina Italiana durante un pattuglia ento a 80 miglia a sud di Lampedusa. © Massimo Sestini, gentile concessione dell’autore

Le fotografie non sono decorazioni passepartout da usare a piacere per sostenere il contrario di quel che il loro autore voleva comunicare.

Ma ora resta una domanda sul tavolo. Che cosa dobbiamo pensare, del potere di una fotografia, se occorre un avvocato per difenderne il significato “autentico”?

Riassumo per i distratti. Incurante di un oroscopo evidentemente infausto per questo suo gennaio, dopo aver disumanamente buttato nel cassonetto (sbagliato) i poveri averi e conforti di un senzatetto, il leghista Paolo Polidori ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una tiritera contro i sindaci che si sono ribellati al vergognoso decreto sicurezza del governo.

Fin qui tutto bene. Ma ha pensato (una foto ci vuole, su Facebook, no?) di illustrarla con la foto di un barcone carico di migranti, che probabilmente avrà “trovato in Rete” come dicono tutti.

Peccato che quella fosse una foto molto nota. Molto importante. Una icona. A suo modo, un simbolo sicuramente.

La scattò da un elicottero della Marina, ottanta miglia a sud di Lampedusa, Massimo Sestini, fotoreporter volante. Vinse un premio del World Press Photo 2014. Non è una foto particolarmente drammatica, le 227 persone a bordo di quel natante che quasi non si vede, sommerso com’è dai corpi, non sembrano (ancora?) in pericolo.

È però una foto che per il suo autore è in grado di “sensibilizzare le persone come un’immagine giusta può fare anche senza ritrarre per forza la disperazione”. Per questo motivo, Sestini ha deciso di concederne l’uso alle organizzazioni umanitarie.

Decisamente il vicesindaco di Trieste non rientra nella categoria. Né il suo post, che ripete l’ormai frusto e becero “è finita la pacchia”.

E così, Sestini giustamente s’arrabbia e chiede a un avvocato molto esperto di diritto dell’immagine, nonché buon amico di Fotocrazia, Massimo Stefanutti, di istruirgli una causa per danni con richiesta di risarcimento di 30 mila euro.

Bravo Sestini. Non c’era altro da fare, e ci auguriamo che un giudice gli dia ragione. Ma è chiaro a tutti che non stiamo parlando di una comune lite giudiziaria per la violazione del diritto d’autore. Questa è la contestazione che fa da base alla causa civile, ma in gioco è un’altra cosa. La lesione del diritto morale dell’autore, con danno al suo onore e alla sua reputazione.

Credo sia molto importante un precedente che mi segnala l’avvocato Stefanutti. Un giudice di Bologna stabilì che

la lesione dell’onore e della reputazione dell’autore si ha quando la modificazione o la scorretta comunicazione dell’opera possano indurrre il pubblico a formarsi un giudizio sulla personalità dell’autore sensibilmente diverso da quello che deriverebbe dalla corretta percezione o conoscenza dell’opera.

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Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2019/01/11/massimo-sestini-oolidori-barcone-trieste-stefanutti-risarcimento-copyright/

      

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