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Feb 092018
 

By Michele Smargiassi

ObjectifFemmes

A volte i numeri aiutano. Fanno capire le proporzioni e mettono a punto i giudizi. Quando parliamo, ad esempio, del posto delle fotografe nella storia della fotografia.

Bene, ne ho scritto in Fotocrazia qualche tempo fa. Possiamo dare un numero, sicuramente per difetto ma significativo, a quel posto.

Sono più di duemilacinquecento, da Adelaide a Zsusza. Duemilacinquecento fotografe nella storia della fotografia mondiale.

Rintracciarle e riunirle è stato un lavoro immane, che è costato a Patrizia Pulga, ricercatrice bolognese, un ventennio di lavoro. Ed è un compendio impressionate.

Bastano però queste cinquecento pagine di nomi e biografie di donne fotografe per inquadrare bene il problema di cui si occupa questo bel documentario francese di Manuelle Blanc e Julie Martinovic.

A differenza di altre storie settoriali, la storia della pittura, o della musica ad esempio, la storia della fotografia è colma di donne. Trabocca di donne. Le donne non hanno dovuto conquistarsi nel tempo un faticoso accesso all’espressione fotografica e perfino alla professione fotografica: l’hanno avuto fin dagli esordi.

Ci sono delle ragioni storiche, specifiche, che forse frenano gli entusiasmi: la fotografia nasce a metà dell’ottocento come una pratica inedita, solo vagamente – e tardivamente – assegnabile al campo e alla tradizione dell’arte, una pratica ludica, disimpegnata, privata, spesso familiare, forse addirittura più vicina al ruolo di cura che a quello produttivo, quindi all’area femminile più che a quella maschile nella divisione di genere del lavoro.

La fotografia era un campo di attività sociale comunque vergine, non disdicevole, in cui le donne poterono entrare senza subire penalizzazioni morali, e senza incontrare troppe barriere pregiudiziali.

Questo documentario, che coinvolge come vedrete quattro affermate fotografe (Jane Evelyn Atwood, Sarah Moon, Dorothée Smith , Christine Spengler), alcune studiose (Marta Gili, Marie Robert, Abigail Solomon Godeau ) e anche un singolo studioso (Michel Poivert) che mi offre un appiglio e un alibi per essere qui stasera, credo sorprenderà tutti quelli,e tutte quelle di voi che non abbiano una conoscenza approfondita della storia della fotografia, proprio epr questo motivo: le donne fotografe sono tante, sono ovunque, hanno fatto di tutto.

Del resto, la storia della fotografia coincide anche cronologicamente con la storia dell’emancipazione femminile,dalle pioniere ottocentesche alle femministe del novecento. Due fenomeni che nascono e crescono assieme tendono a sovrapporsi e a incrociarsi, e così è stato. I gender studies in fotografia sono molti, ed eloquenti.

Eppure, un problema c’è. Io credo si possa riassumere così: se la storia della fotografia è stata fatta, in modo imponente, anche dalle donne, è stata scritta (con alcune importanti eccezioni) dagli uomini.

Il problema di genere, nella fotografia, non sta sul versante della sua produzione. Sta sul versante della sua narrazione. Non potendo essere ignorata, la presenza femminile nella storia della fotografia è stata classificata, inquadrata, sottoposta a un framing dai confini molto stretti.

A dispetto di molte prove contrarie, la fotografia fatta da donne è stata assegnata quasi automaticamente all’ambito del privato, del familiare, del domestico, soprattutto agli esordi: Juklia Margaret Cameron, lady Clementina Hawarden… In seguito, all’ambito dell’intimo, dell’introverso, dell’autoanalisi: …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/02/09/objectif-femmes-fotografe-donne/

      

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