Lug 252018
 

By Michele Smargiassi

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Forse bisognerebbe abolire la parola “concettuale” dal vocabolario dei fotografi. Sta diventando l’ennesimo ombrello contro le intemperie del mestiere.

Alessio Mamo definisce “concettuale” un suo lavoro che sta scatenando feroci polemiche, ormai devordate dall’account Instagram su cui sono nate.

Mamo è un fotografo siciliano che qualche mese fa ha vinto il secondo premio nella categoria People del World Press Photo, con una immagine dura e toccante: il ritratto in bianco e nero di Manal, bambina irachena dal volto e dal corpo devastati dalla guerra.

Nella foto, realizzata nell’ospedale di Médicins Sans Frontières ad Amman, Manal indossa una maschera che protegge la ricostruzione chirurgica del suo volto, quasi completamente nascosto tranne uno sguardo indifeso e un sorriso di tremenda tenerezza.

Il premio ha dato diritto a Mamo di utilizzare per sette giorni l’account Instagram del Wpp e pubblicarvi un proprio progetto personale.

Ha scelto un suo lavoro sulla fame nel mondo, dal titolo Dreaming Food, sognare il cibo. Realizzato anni fa negli stati indiani dell’Uttar Pradesh e del Madhya Pradesh.

È una serie basata su uno schema ripetitivo. Una tavola riccamente imbandita in primo piano. Bambini indiani in secondo piano, con le mani sul volto, nel gesto di chi non vuole vedere. Un paesaggio molto “tipico”sullo sfondo.

Molte le reazioni critiche, alcune feroci. Dal semplice “cattivo gusto” a “pornografia della miseria”, all’accusa di sfruttamento di bambini affamati.

Anche pezzi grossi del mestiere come Donald Weber o l’editor Olivier Laurent hanno affondato la lama.

In generale, è dai colleghi fotografi che arriva l’accusa più velenosa: questo genere di immagini distrugge la credibilità di una categoria, i fotoreporter, già molto in difficoltà per le crescenti diffidenze dei contesti locali verso i fotografi occidentali.

Con una certa dose di nervi saldi, Mamo ha chiesto scusa a chi si sia sentito offeso dalle sue immagini, non si è sottratto alla possibilità di aver fatto un errore, ma ha anche risposto ai suoi critici.

Nessuno è stato sfruttato, ha assicurato. Le fotografie sono state realizzate dopo aver discusso il progetto con una organizzazione umanitaria locale, e con la collaborazione consapevole e informata degli abitanti dei villaggi coinvolti. I bambini fotografati non soffrono la fame e non sono malnutriti.

Insomma, come si legge a volte sotto certe pubblicità, apparentemente nessun bambino è stato maltrattato per realizzare queste foto. Ma non sembra sia stato abbastanza per placare le polemiche. Anzi, un dettaglio le ha ulteriormente attizzate: il cibo sulla tavola è finto.

Eppure proprio quel particolare non fa che confermare l’aspetto palesemente di fiction, la messinscena plateale di queste immagini (evidente soprattutto per chi vede tutta la serie), che dovrebbe essere sufficiente per convincere il lettore che non si tratta di una beffa ai danni di bambini ignari e crudelmente ingannati.

A meno di non supporre che Mamo sia un mostro sadico, chi guarda queste sue immagini difficilmente penserà che abbia sottoposto bambini affamati al supplizio di Tantalo.

Non conosco Mamo (una mia richiesta di scambio di idee è stata cortesemente posticipata), ma il suo …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/07/25/alessio-mamo-india-wpp-polemica-fame-instagram/

      

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