Gen 122018
 

By Michele Smargiassi

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Se vi siete emozionati davanti ai falsi Modigliani di Genova, non avrete diritto al rimborso del biglietto. O soddisfatti o rimborsati, dice la regola…

Come prova che non ve li siete goduti, dovrete allora produrre un selfie scattato di fianco a una delle opere in mostra, dove vi si veda con un’espressione dubbiosa, disgustata o almeno annoiata.

Ho scritto queste frasi ieri su Facebook e molti di voi hanno riso. Ma non era del tutto una battuta.

(Per inciso, la storia del selfie come prova è vera: secondo le associazioni dei consumatori che vogliono scatenare una class action per il rimborso, basterà poter esibire un selfie per dimostrare di essere stati alla mostra. Con buona pace di chi detesta i selfie nei musei…).

Intendiamoci, se sarà provato definitivamente che una ventina di dipinti di quella mostra erano davvero falsi, allora i visitatori ingannati hanno ragione, almeno sul piano della correttezza commerciale.

Se compro una bottiglia di Chianti, dentro deve esserci del Chianti. Sennò è una truffa.

Ma cosa succede se il falso Chianti era eccellente, o almeno a me è parso così, e comunque mi ha deliziato il palato? Al buon bevitore interessa il gusto, no? O paga per l’etichetta?

Sui social invece ho trovato di visitatori delusi che dicono più o meno questo: mi avete rovinato una bellissima emozione.

Ok, ma di che cosa era fatta allora la tua emozione? Che cosa ti ha emozionato davvero, la visione del quadro, con quelle linee e quei colori che toccano le tue corde più sensibili? O la sensazione mistica di essere al cospetto di un Vero Modigliani?

Si chiama aura, sapete, ne parlò a lungo un filosofo di nome Walter Benjamin, che la definì in modo un po’ oscuro “l’apparizione unica di una lontananza”, ma in sostanza voleva alludere a quella sensazione che si prova di fronte a un’opera d’arte insostituibile, senza eguali, e soprattutto fisicamente generata dalla mano del suo autore.

La sensazione di trovarsi proprio lì, nel metro quadro di spazio dove Modigliani stava quando dipinse il quadro. L’esperienza quasi magica di una vicinanza nella lontananza, di una comunione spirituale con l’Artista.

I falsari, vedete, sono dei truffatori, non si discute. Ma la loro esistenza, e il loro successo almeno fino a quando non vengono smascherati, mettono in crisi molte idee condivise sull’arte. In genere, quelle su cui si fonda il valore commerciale di un’opera: dimostrando che il prezzo di mercato dipende dalla firma e non dalla forma…

In questo caso invece dimostrano quanto sia illusoria quella che noi riteniamo sia la prima e suprema virtù di un grande dipinto: parlare direttamente al nostro spirito, appunto, senza mediazioni, senza parole, senza etichette, con la sola forza della sua bellezza, scuotere le nostre emozioni, i nostri sentimenti. Macché, senza l’etichetta giusta crolla tutto.

O forse no, forse c’è qualcuno che ha il coraggio di dire: quel falso mi ha emozionato come un Modigliani vero, quindi per me vale altrettanto. C’è? Si faccia vivo.

Magari c’è. Ma non ha ragione. Sì, sapete che vi …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/01/12/falsi-modigliani-genova/

      

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