Dic 172018
 

By Michele Smargiassi

Blowup1

Ne manca uno. Di fotografi. Quello più importante, forse. Quello che fece esplodere tutto. Il motore immobile del Blow-Up.

Arthur Evans, David Hemmings in una scena di Blow-Up © Courtesy Philippe Garner

C’è un libro, da poco giunto in libreria, che funziona come un dossier giudiziario, e si legge in modo appassionante: è una vera e propria indagine sulla genesi di un film che ha cambiato il modo in cui pensiamo la fotografia, molto più di quanto forse abbia cambiato il cinema. Anche se il suo grande regista, Michelangelo Antonioni, probabilmente pensava il contrario.

Io sono il fotografo è il titolo giusto. Perché in quel film del 1966 è prepotentemente introspettivo, soggettivo – eppure, alla fine, muto. La storia la sapete, vero? Devo ricordarvela? Faccio in un secondo: Thomas, un fotografo londinese di moda in vaga crisi esistenziale, sorprende una coppia che litiga in un parco, la fotografa, resiste alle loro proteste, scoprendo solo in laboratorio, ingrandendo le stampe, di avere fotografato un delitto. Qualcuno infatti gli ruberà tutto, rullini e stampe: e farà sparire il cadavere. Come se nulla fosse avvenuto. Come se la realtà non fosse mai esistita.

Insomma Thomas crede di vedere, ma la fotografia prima lo illude poi lo elude e lo delude. Non potete sbagliare: tutta la letteratura critica su Blow-Up ripete all’ammirevole unisono che il tema del film è l’impossibilità di far coincidere la realtà con la sua rappresentazione, l’incapacità di ridurre l’oggetto alla sua immagine. Il fallimento indicale, la catastrofe del referente.

Questa interpretazione fotologica (estesa anche alla referenzialità nel cinema) esce molto accreditata da questo libro pieno di documenti importanti e, almeno a me, abbastanza sconosciuti. Come il questionario che Antonioni distribuì a diversi fotografi di moda della scena londinese per conoscere tutto di loro, ma veramente tutto, anche oltre la soglia dell’impertinenza: anche cosa mangiano, se vanno a letto con le modelle, come ci fanno sesso, se sono felici, se fanno politica e come spendono i loro soldi. quali automobili possiedono…

Del resto, si capisce dal soggetto originale (pubblicato) e dalle interviste che Antonioni è incuriosito dalla figura del fotografo di moda, fino a farne una specie di tipo ideale, di simbolo di quel sommovimento che, occhio lungo, aveva intravisto nella Swingin’ London della prima metà degli anni Sessanta, in attesa di confluire nel blow-up sessantottino. Per il regista, il fotografo di moda, con le sue nevrosi, la sua eccentricità rispetto alle professioni tradizionali, è la miglior sintesi di una “rivoluzione che sta avvenendo in diversi strati sociali”.

I giovani fotografi, gli Absolute Beginners (come il ragazzino protagonista dell’omonimo romanzo di Colin McInnes), sono la “nuova meritocrazia benestante”, gli suggerisce il giornalista Anthony Haden-Guest che gli prepara una istruttoria accurata sull’argomento, sono conservatori liberali “di certo non sono ribelli-contro-la-società”. Antonioni infatti inventerà un fotografo che “rifiuta di impegnarsi eppure non è un amorale, un insensibile, e io lo guardo con simpatia: rifiuta di impegnarsi perché si vuole tenere disponibile per qualche cosa che verrà, che ancora non c’è”. Insomma, per Antonioni il fotografo britannico degli anni …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/12/17/blow-up-antonioni-cortazar-larrain-michelangelo/

      

Dic 142018
 

By Michele Smargiassi

Papiro_Artemidoro

“Ma che roba è questa foto del Papiro?”. Al telefono la voce di Italo Zannier è divertita. Il pioniere degli studi di storia della fotografia in Italia si è sempre divertito molto, con la storia della fotografia. Ne ha anche fatto oggetto di librini deliziosi e visionari, le sue scappatelle da quelli scientifici e ponderosi.

Ora ha letto su Repubblica la conclusione giudiziaria della saga del Papiro di Artemidoro, giudicato nei giorni scorsi un falso anche dalla magistratura, e lo ha colpito un dettaglio di quella disputa infinita: sarebbe un falso anche la fotografia del ritrovamento di quel presunto capolavoro manoscritto ancora incartocciato come imbottitura di una maschera funeraria.

Un falso fotografico per accreditare un falso storico-archivistico su cui da trent’anni si accapigliano, mettendo a repentaglio le rispettive reputazioni, illustri storici filologi e archeologi.

Me ne chiede spiegazioni, ma io ne so quanto lui, da lettore di giornale. Anzi, ne so meno di lui, perché uno almeno dei protagonisti di questa vicenda cultural-giudiziaria dall’andamento di thriller è una sua vecchia conoscenza.

Costantin Simonidis (qualche volta scritto Simonides). Figura più che originale nella storia dell’Ottocento: avventuriero, diplomatico, falsario. Sarebbe stato lui, secondo Luciano Canfora (il grande accusatore del Papiro), l’abilissimo forgiatore di quel presunto reperto del primo secolo che, ritrovato trent’anni fa, fu ritenuto autentico e venduto da un mercante a una grande istituzione per un mucchio di soldi (sì, sono impreciso, ma la storia è stata raccontata in cento libri e mille articoli, non vi sarà difficile approfondire se non la conoscevate ancora).

Ebbene, per Zannier questo romanzesco Simonidis è una vecchia conoscenza. E c’entra di nuovo la fotografia, e una falsa storiella sulla sua invenzione. Sostenne infatti il greco infaticabile, in una rivista atieniese, che il suo contemporaneo Daguerre fosse un ladro di idee.

Che non avesse inventato la fotografia con la fatica delle sue ricerche, ma ne avesse solo scoperto la formula nei manoscritti di un monaco greco, un monaco pittore vissuto sul monte Athos. Dove il francese sarebbe passato un bel giorno, si sarebbe imbattuto in un prezioso resoconto manoscritto di quella precocissima invenzione medievale della fotografia, rimasta sempre sconosciuta. E l’avrebbe copiato per contrabbandarla come sua. La “rivelazione” fece un certo scalpore e fu ripresa da diversi autori europei.

Zannier trovò questa storia raccontata in italiano di seconda o terza mano da Luigi Borlinetto, autore di un trattato di fotografia uscito a Padova nel 1868. La riferì in diversi libri (la versione più estesa la trovate in Il sogno della fotografia). Sorridendone molto, perché la versione di Borlinetto, sicuramente uno dei nostri primi esperti di tecnica fotografica ma un po’ debole in storia, è piena di pasticci.

Sì certo, un monaco Manuel Panselinos (che Borlinetto storpia in Panselenios – suggestione alchimistica?) lavorò davvero sul Monte Athos, ma non nel V secolo come scrive lui, bensì nel XIV. Vi affrescò splendidamente le pareti della chiesa del Protato, ancora visibili. Tutto il resto, l’invenzione della fotografia con …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/12/14/cosa-centra-artemidoro-con-daguerre/

      

Dic 142018
 

Il progetto si chiama “Guarda che bello” ed è rivolto ai bambini di età compresa tra i 5-10 anni. All’iniziativa hanno aderito circa 150 scuole dell’infanzia e primarie e più di 100 centri ottici GreenVision in tutt’Italia.
Il progetto si articola in una serie di eventi laboratorio chiamati “Vision Day” che intendono portare l’attenzione di bambini e genitori sull’importanza della salute della vista e sui corretti comportamenti visivi da tenere.
Oltre al Vision Day l’iniziativa prevede la distribuzione in ogni scuola di strumenti didattici, con il coinvolgimento di circa 35.000 bambini / famiglie.
Il tema della salute della vista sta infatti assumendo una rilevanza sempre maggiore visto il crescente numero di ore passato di fronte a schermi luminosi (computer, TV, tablet,…) e di patologie legate a questi comportamenti.

Pubblichiamo qui una serie di cartoni realizzato appositamente per i laboratori.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21551/2018-12-14-vision-day–un-progetto-educativo-per-bambini.aspx

      

Dic 142018
 

Le foto sono filtrate tramite fonti giapponesi. Osservando l’immagine frontale è evidente come questa G7X Mark III utilizzi lo stesso obiettivo della precedente Mark II, uno zoom ottico 4.2x con range di diaframmi da f/1.8 a f/2.8.
Dall’immagine del dorso si capisce che lo schermo è molto grande e la disposizione dei pulsanti la stessa della precedente. L’unico cambiamento evidente è l’assenza di RING FUNC accanto al pulsante di registrazione video.
Sappiamo poi che la G1X Mark III avrà un sensore DPAF da 1″ e supporterà il video 4K.
• Sensore CMOS DPAF da 1″
• Raffica da 10 fps
• Processore DIGIC 8
• Obiettivo 24-100mm f/1.8-2.8 (Zoom ottico 4.2x)
• Monitor Touch orientabile da 3″
• Video 4K a 30 fps
• Wi-Fi, NFC e GPS

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21547/2018-12-14-rumors–sfuggite-le-foto-della-canon-g7x-mark-iii.aspx

      

Dic 142018
 

L’annuncio arriverà nei primi mesi del 2019, ma la disponibilità sarà solo nella seconda metà dell’anno.
Come caratteristiche tecniche, la D760 avrà la registrazione video 4K e, sembra, la curva N-Log con compressione colore 4:2:2 e registrazione a 10 bit.

La nuova entry level Full Frame di Nikon disporrà di un sensore nuovo di zecca, con una migliore gamma dinamica e prestazioni ottimizzate per la fotografia in luce scarsa.
Ovviamente ci aspettiamo un miglioramento generale delle prestazioni, a cominciare dal sistema AF e dalla resa ad alti ISO.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21548/2018-12-14-nikon-rumors–la-d760-nei-primi-mesi-del-2019.aspx

      

Dic 142018
 

Una delle immagini più virali dei giorni degli scontri a Parigi è stato l’accostamento di due foto allo scopo di dimostrare che i fotografi stavano travisando la realtà.
Sui social media del 9 dicembre l’immagine si è propagata a macchia d’olio a dimostrazione che i due scatti avessero lo stesso soggetto, un piccolo scooter incendiato, ma con la prospettiva che falsava la comunicazione per trasformare un piccolo fuoco in un incendio.
L’immagine è stata usata anche da alcuni siti giornalistici come prova che i fotografi avessero falsificato la comunicazione attraverso la scelta dell’inquadratura.
Agence France-Presse (AFP) messa sotto accusa ha esaminato le foto ed ha concluso che l’accostamento è un falso.
“La prospettiva è importante – scrive AFP – così come le date e i luoghi … queste due foto sono state scattate in due giorni diversi, in due luoghi diversi. La critica al lavoro dei fotografi è certamente legittima, ma in questo caso non è giustificata. Abbiamo fatto una attenta ricerca tra le foto dei nostri fotografi e non ne abbiamo trovata nemmeno una con uno scooter dato alle fiamme e l’Arc de Triomphe sullo sfondo.”
La foto del grande falò è stata scattata il 1 dicembre dal fotografo Katerine Pierre per Hans Lucas.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21546/2018-12-14-disordini-di-parigi–questo-accostamento—una-fake-news.aspx

      

Dic 142018
 

Finora la caratteristica del sensore Foveon di Sigma era di essere a tre strati, ma secondo questo brevetto il nuovo sensore sarà a due strati.
Come si vede nel disegno ogni pixel ha due livelli, B e G (blu e verde) o G e R (verde e rosso).
Il vantaggio dovrebbe essere di consentire un notevole aumento della velocità di lettura e delle prestazioni in luce scarsa, che oggi è il punto debole del Foveon; questo sensore infatti ha ottime prestazioni alla sensibilità di base, ma già a ISO 400 comincia a mostrare del rumore nell’immagine.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21550/2018-12-14-brevetto-sigma-per-un-sensore-a-2-strati.aspx

      

Dic 142018
 

I francesi di CEA-Leti hanno anticipato l’annuncio della tecnologia dei sensori curvi Pixcurve al prossimo CES. Il nuovo sensore potrà essere utilizzato sia su fotocamere che su smartphone.
Il vantaggio di questa forma è che le dimensioni dell’ottica potrebbero ridursi drasticamente (fino al 50-60% rispetto alle ottiche convenzionali)
Potrebbe ridursi il numero delle lenti e di conseguenza anche la dimensione del corpo dell’obiettivo, oltre alla sua lunghezza.
I sensori curvi potrebbero abbattere drasticamente le aberrazioni ottiche come la distorsione e la vignettatura. Anche luminosità sarebbe maggiore.
La riduzione del numero di elementi e delle lenti asferiche, non più necessarie, abbatterebbe anche i costi di produzione.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21549/2018-12-14-al-prossimo-ces-l-annuncio-di-un-innovativo-sensore-curvo.aspx