Ott 172018
 

By Michele Smargiassi

LOLOxford

La nostra esperienza della socialità online è congiuntiva. Ben detto, caro vecchio Bifo. Parola giusta, mancava.

Conosco Franco “Bifo” Berardi da decenni, ho apprezzato la sua trasversalità culturale, la sua capacità di sfuggire al cliché del leader del ’77, la sua onestà intellettuale e le sue scelte di vita (ha insegnato a lungo alle scuole serali di un istituto professionale).

Leggo i suoi libri, non sempre me ne lascio convincere, sempre me ne lascio incuriosire. Questo Futurabilità, come altri, contiene scintille di rivelazione accanto a qualche teorizzazione post-marxista un po’ oscura almeno per me.

Ma ecco, a pagina 125, quella parola che incrocia le mie modeste riflessioni sulla visualità in Rete.

Nel capitolo, Bifo sta parlando, pensate un po’, delle emoji, sì insomma le “faccine” dei messaggini social che nessuno di noi ormai riesce a ignorare: se anche non vogliamo scriverle, ci tocca inevitabilmente leggerle.

Dobbiamo saperle leggerle. Dobbiamo conoscere il faccinese. Tempo fa avevo perfino proposto al curatore supremo di una celebre casa editrice di affidare a qualcuno la redazione di un vocabolario italiano-faccino. In subordine, di inserire nei testi scolastici di grammatica italiana esercizi di traduzione delle emoji in concetti. Ma non divaghiamo.

Bifo ci ricorda che nel 2015 la faccina che ride fino alle lacrime è stata proclamata dall’Oxford English Dictionary “parola dell’anno”. Per qualcuno fu una vergognosa abdicazione del verbale all’iconico. Di certo, fu la dimostrazione che spesso un simbolo visuale riesce a sintetizzare un concetto meglio di un giro di parole del tipo, appunto “sto ridendo fino alle lacrime”.

Basti pensare che la possibilità di inserire le faccine soppiantò immediatamente la sigla alfabetica LOL (Lot Of Laughin’, un sacco di risate) utilizzata negli Sms aniconici.

Il problema, osserva giustamente Bifo, è che il vocabolario delle emoji è limitato e “standardizzato dalla macchina”. Le faccine esistono in quantità molto, molto più limitata delle parole del vocabolario, la scelta è ridotta all’osso, la modulazione del significato sempre meno flessibile. “Per esprimerci ci occorre sempre meno”.

La nostra capacità linguistica, insomma, viene sottilmente compressa in un set di comandi piuttosto semplificati, più o meno come quelli di un elettrodomestico programmabile – di un automa.

Meno innocenti di quel che sembrerebbero le faccine sono l’avanguardia, forse la prova generale, di una neolingua orwelliana il cui scopo, come in 1984, non era di snellire la comunicazione fra umani ma al contrario di circoscrivere il pensabile.

Qualcuno vuol farci diventare, paventa Bifo, “neoumani connettivi” che tendono a “integrarsi attraverso forme di comportamento a sciame”.

Tutto questo può avvenire perché esiste un ambiente che rende possibile su vasta scala il consolidamento di quel nuovo linguaggio semplificato. L’ambiente congiuntivo.

“Definisco congiuntiva una modalità linguistica in cui il significato dei segni è fondato sull’atto di significazione che si svolge nel contesto, una modalità linguistica in cui le regole di significazione non preesistono alla significazione”.

Mi permetterà Bifo di parafrasare semplificando: l’ambiente delle relazioni online produce da sé il proprio linguaggio e lo impone con l’uso. Le faccine ne sono la dimostrazione.

Insomma succede come se il Web fosse un paese straniero …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/10/17/franco-berardi-bifo-futurabilita-fotografia-selfie-emoji/

      

Ott 172018
 

Sulla base delle informazioni che girano nei siti di rumors, le prime fotocamere che dovrebbero arrivare saranno tre reflex, e precisamente:

* Nikon D5700 entro la metà del 2019.
Dovrebbe avere un nuovo sensore e la registrazione video 4K.

* Nikon D760
Anche il modello che sostituirà la Nikon D750 dovrebbe avere il video 4K, con un miglioramento generale delle prestazioni. Anche questa reflex è attesa entro la metà del 2019.

* Nikon D7600
Questa fotocamera è in ritardo, ma dovrebbe comunque arrivare nel corso del 2019. Si dice che dovrebbe avere le caratteristiche di base della fotocamera D500.

* Mirrorless
Come già anticipato, nel corso di quest’anno arriveranno, oltre alla Z6, dei modelli più economici e con sensore APS-C (DX).

* Obiettivi per mirrorless
Arriverà certamente l’annunciato 58mm f/0.95, ma anche un 20mm f/1.8, un 85mm f/1.8, un 24-70mm f/2.8, un 70-200mm f/2.8 e un 14-30mm f/4.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21468/2018-10-17-nikon–le-fotocamere-e-gli-obiettivi-in-arrivo-nel-2019.aspx

      

Ott 172018
 

Il design della fotocamera rimane quello classico, la calotta è priva del display Lcd ed appare una insolita leva di “avanzamento pellicola” che non si capisce a cosa potrebbe servire.

L’informazione viene dal sito giapponese Nokishita secondo cui Leica ha registrato una nuova fotocamera con il nome in codice 9217, e che dovrebbe riferirsi appunto alla M10-D.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21467/2018-10-17-le-foto-della-leica-m10-d-sfuggite-in-rete.aspx

      

Ott 172018
 

Il team di Magic Lantern si è specializzato nell’aumentare le prestazioni delle fotocamere, soprattutto Canon, entrando nel loro firmware e sbloccando le funzionalità presenti ma che il produttore non ha reso disponibili.
Abbiamo saputo che Magic Lantern ora sta lavorando sulla fotocamera EOS R ed è in fase di test della versione beta del suo firmware.
Nell’immagine si vede un messaggio d’errore uscito nel corso della sperimentazione.

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21466/2018-10-17-canon-eos-r-hackerata-da-magic-lantern-.aspx

      

Ott 172018
 

Wildlife Photographer of the Year è il più prestigioso photo contest dedicato alla fotografia di natura. Lo scopo del concorso, che si svolge in collaborazione con il Natural History Museum, è di aumentare la consapevolezza della bellezza e della fragilità del mondo naturale.

Si rivolge sia ai professionisti che ai fotoamatori, e comprende 16 categorie per gli adulti e 3 per i ragazzi fino a 17 anni.

E’ possibile inviare le foto dal 22 ottobre al 13 dicembre 2018.
http://www.nhm.ac.uk/visit/wpy/competition.html

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Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21465/2018-10-17-wildlife-photographer-of-the-year–si-parte-il-18-ottobre.aspx

      

Ott 162018
 

Proprio così, Huawei presenta a Londra il suo nuovo flagship in due declinazioni, una Pro e una “normale”. Mate 20 Pro e Mate 20 sono pensati per il segmento business, infatti incorporano notevoli miglioramenti che consistono in una maggiore potenza di elaborazione, una maggiore durata della batteria e una maggiore sicurezza. Ma anche il comparto fotocamera cambia drasticamente, con una nuova tripla declinazione: grandangolare, ultragrandangolare e zoom.

La caratteristica che salta subito all’occhio guardando il design del nuovo Mate 20 Pro è sicuramente la fotocamera posteriore: abbandonato il concept “in linea” (fosse orizzontale o verticale) dei modelli precedenti e che adottano praticamente tutti i big del settore, fa la sua comparsa un “blocchetto” quadrato centrale. Incastonati al suo interno, oltre al flash, i tre obiettivi con tre sensori differenti: il principale, un grandangolare da 40 Mpxl equivalente ad un 27mm con apertura f/1.8 (lo stesso del P20 Pro); il secondo, un ultragrandangolare da 20 Mpxl equivalente ad un 16mm con apertura f/2.2; il terzo, uno zoom 3x da 8 Mpxl equivalente ad un 80mm f/2.2. Il taglio con il passato quindi è netto: rinunciare al bianco e nero nativo per puntare tutto su differenti lunghezze focali. Il sensore monocromatico era utilizzato da Huawei in combinazione con il sensore RGB per fornire un’immagine più nitida e con meno rumore; ora l’azienda ritiene che, grazie all’utilizzo di una superficie del sensore maggiore (sensore che aveva fatto la sua comparsa su P20 Pro, qui la prova in anteprima), l’utilizzo del sensore bianco e nero sia superfluo e lo stesso risultato si possa raggiungere ugualmente. Di più, questa nuova conformazione di lunghezze focali permette inoltre di avere in tasca una “piccola macchina fotografica” capace di spingersi a focali che vanno dai 16mm ai 270mm equivalenti. Il come è presto detto: lo zoom ottico 3x da 80mm equivalenti potrà diventare 5x da 135mm in modalità Hybrid Zoom e addirittura 10x da 270mm in modalità Digital Zoom. Ma le nuove caratteristiche fotografiche non si fermano qui: Mate 20 Pro avrà anche una funzione Macro (automatica) che permetterà di avvicinarsi ai soggetti fino alla distanza minima di 2.5cm.
Ma i nuovi Mate grazie al nuovo chip Kirin 980 sono anche più intelligenti. Grazie alla AI analizzano meglio l’immagine e riconoscono soggetti diversi nella stessa scena: il software riesce ora ad individuare ed elaborare singolarmente le parti dell’immagine da enfatizzare (per intenderci: cielo, persone e cose verranno elaborate cromaticamente in maniera differente), cosa che non avveniva su P20 Pro nella quale la scena era modificata interamente. Su Mate 20 Pro la fotocamera anteriore è da 24 Mxpl e consente, oltre al 3D Face Unlock che utilizza diversi sensori come quello 3D e la camera IR per mappare la morfologia del viso, di scansionare oggeti tridimensionalmente e creare dei modelli.
Quindi cosa cambia tra i due modelli? Su Mate 20 la fotocamera principale è quella vista su Mate 10 Pro (qui la prova in anteprima): sensore da 12 Mpxl con obiettivo grandangolare da …read more

Source:: http://www.fotografia.it/DettaglioNewsTecnica/21464/2018-10-16-benvenuta-tripla-fotocamera-superzoom–huawei-presenta-mate-20-e-mate-20-pro.aspx

      

Ott 152018
 

By Michele Smargiassi

ManichiniSalviniDiMaio

Bruciare in piazza due manichini con la faccia dei diarchi Matteo Salvini e Luigi Di Maio “è molto più che un crimine: è un errore”.

Lo dico con l’immortale aforisma di Joseph Fouché, che del resto duecent’anni fa era ministro di Polizia come Salvini.

Di crimine, nel senso giuridico di delitto, a carico delle ragazze che pare abbiano ideato la macabra rappresentazione, venerdì scorso a Torino durante un corteo studentesco, è appena il caso di parlare: per accusarle di qualcosa, hanno dovuto rispolverare il reato di vilipendio, vecchio armamentario della repressione ideologica, al confine col reato d’opinione. Non so bene invece cosa sia successo ai Giovani Padani che bruciarono un pupazzo dalle fattezze di Laura Boldrini.

Sarebbe comunque meglio far capire alle ragazze fino a che punto il loro cruento simbolismo sia perdente. Proviamoci.

Prima di tutto, ed è per questo che ce ne occupiamo in questo spazio di critica delle immagini, la messinscena per funzionare ha avuto bisogno di fotografie.

Due ritratti fotografici, al posto delle facce, identificavano i due grandi pupazzi come parodistici alterego dei due vicepremier.

Identificavano? Soltanto? Certo che no. Se anziché da fotografie dei rispettivi bersagli i due manichini fossero stati resti riconoscibili da scritte, cartelli al collo, “Salvini”, “Di Maio”, l’identificazione ci sarebbe stata lo stesso, ma la potenza magica no.

Perché di questo palesemente si e trattato: di un rito magico. Purissimo. Esemplare.

Si è fatto ricorso a quella che James Fraser chiamò magia omeopatica, o per somiglianza.

Fondata sulla convinzione che il simile agisce sul simile, ovvero che qualsiasi cosa io faccia a una immagine si ripercuoterà sull’oggetto o sulla persona di cui essa è l’immagine.

Voilà. Quale immagine è più efficace di una fotografia, per questa specie di sortilegio traslato?

Le fotografie, infatti, hanno fatto irruzione assai presto nell’attrezzatura aggressiva di maghi, stregoni e fattucchiere di paese. Vuoi gettare il malocchio sulla tua rivale in amore, sul tuo capufficio tirannico, sul tuo parente antipatico? “Porta una fotografia”, ti chiede la praticante di fatture (da pagare, ovviamente, senza fattura). La fotografia somma in sé entrambe le specie di magia: quella omeopatica per somiglianza, e quella simpatica per contatto.

Francamente, da un corteo di studente ci si aspetterebbe qualcosa di meno superstizioso. Ma il pensiero magico va trattato con le molle, perché non è banalmente sinonimo di ignoranza. Se risorge in occasioni come queste è perché il pensiero razionale non lo ha mai definitivamente esiliato dal fondo antropologico delle nostre idee sul mondo.

Quando sessant’anni fa Ernesto De Martino (accompagnato da eccellenti fotografi, tanto per ricordarlo: Ando Gilardi, Franco Pinna) girava il magico Sud italiano, lui marxista sospendeva il giudizio sull’efficacia dei riti: non gli interessava smontare scientificamente una creduloneria, ma comprendere intellettualmente una credenza. Gli stregoni, ci ha insegnato Marcel Mauss, non teorizzano la propria magia: semplicemente, la praticano. La ragione dei fini conta molto più della regione dei mezzi.

Eppure, ripetiamolo con Fouché, bruciare quei due pupazzi a Torino è stato un errore. Proprio dal punto di vista …read more

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Ott 122018
 

By Michele Smargiassi

Pendulum1

I pendolari della metropolitana di New York City negli anni Settanta chiacchierano fra loro nelle foto di Helen Levitt.

David Goldblatt: I passeggeri di Kwandebele / The Transported of Kwandebele, 1983-1984. © The David Goldblatt Legacy Trust, Courtesy Goodman Gallery, Johannesburg and Cape Town, g.c.

I pendolari dei treni suburbani di Kwandebele, Sudafrica, anni Ottanta, dormono accasciati sui sedili nelle foto di David Goldblatt. I pendolari dell’Underground di Londra, oggi, diteggiano assorti sui loro smartphone nelle foto di Jacqueline Hassink.

La socialità, la fatica, l’isolamento, caratteri contraddittori del lavoro contemporaneo, si specchiano fra loro da opposte pareti del Mast. Pendulum si chiama la diciassettesima mostra del museo della fotografia industriale (fino al 13 gennaio), che celebra così i suoi primi cinque anni di vita.

Parola latina, solenne, ambigua quanto basta: l’ha scelta Urs Stahel, il curatore delle attività permanenti del Mast, a ragion veduta. Il movimento del pendolo sembra concettualmente insensato: un moto senza sosta che torna continuamente da dove è partito. Come il moto della ruota.

Helen Levitt: N.Y. (metropolitana), dalla serie “Metropolitana” / N.Y. (subway), dalla serie “Subway”, 1975. © Film Documents LLC, courtesy Galerie Thomas Zander, Cologne, g.c.

O anche di un ingranaggio: e già ci siamo, con la rivoluzione industriale. Che fu, ormai è storia, l’esplosione prometeica del movimento, appunto.

Guidata dal mito della velocità, virtù euforica ed ebbrezza dell’era del capitalismo. L’automobile come oggetto simbolico, nelle foto dei cataloghi delle case produttrici. A volte firmate da grandi autori (Robert Doisneau).

Il tempo buono, nel nostro tempo, è quello che tende ad annullarsi, a sparire, è l’istantaneità: lo chiamiamo infatti tempo reale.

La fotografia è (tende, aspira ad essere) istantanea. La fotografia ha raccontato la velocità ebbra della produzione, e il moto infelice del lavoratore.

Oltre 250 immagini, di 65 artisti, dalla collezione del Mast che copre un arco di quasi duecento anni. Dalle ruote di legno nel fango a quelle d’acciaio sulle rotaie. La corsa contro il tempo. Letteralmente.

Una fabbrica è la miglior approssimazione al mito del moto perpetuo. Si muove, non va da nessuna parte. Si muovono per lei i lavoratori, avanti e indietro.

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Mimmo Jodice: Milano, Stazione Centrale / Milan, Central Station, 1969. © Mimmo Jodice, g.c.

Ma a dire il vero, da tempo ormai si muovono anche le fabbriche. Emigrano verso i paesi dove il lavoro costa meno. Per produrre a minor costo merci che, tornate qui, renderanno di più.

Si muovono dunque le fabbriche, si muovono le merci, si muove il denaro: sempre più velocemente, sempre più liberamente, sempre più immaterialmente.

La speculazione finanziaria non ha patria, rimbalza dalle tasche ai paradisi fiscali e ritorno, senza che nessuna frontiera la disturbi.

I corpi no, quelli non si muovono così liberamente. In una foto di Mimmo Jodice un bimbo si aggrappa alle gambe del papà emigrante e lo guarda da sottinsù. Alla stazione centrale di Milano, anno 1969. La valigia di cartone al piede. lui tiene le mani in tasca, guarda ormai lontano, forse non vuole commuoversi.

Una gigantesca immagine di Richard Mosse riassume quel contrasto fra merci e capitali liberi …read more

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