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Apr 162018
 

By Michele Smargiassi

Wpp2018Schemidt

Non vorrei discutere se lo scatto di Ronaldo Schemidt, che pochi giorni fa è stato proclamato foto dell’anno dal World Press Photo, meriti il premio. Per quel che mi riguarda, abolirei i premi di fotogiornalismo, tendo a pensare che condizionino troppo e a volte stravolgano i fondamenti di una professione già abbastanza in crisi.

Ronaldo Schemidt: José Víctor Salazar Balza (28) catches fire amid violent clashes with riot police during a protest against President Nicolás Maduro, in Caracas, Venezuela. © Ronaldo Schemidt

Non vorrei neppure discutere, come vedo sta già accadendo, della trita questione pseudo-etica riassunta nel giudizio “non doveva scattare foto, doveva aiutare quel poveretto”, la domanda ormai compulsiva di chi pensa che i fotogiornalisti dovrebbero andare sui luoghi delle tragedie per non fare il loro mestiere, che evidentemente reputano eticamente inutile.

(Per la cronaca, anche se il fotografo lo ha saputo solo nei giorni successivi, l’uomo della foto, di nome José Víctor Salazar Balza, è stato soccorso, come una foto di Fernando Llano per Ap Images documenta; è vivo, e se la caverà con i postumi di ustioni di primo e secondo grado).

Vorrei invece discutere le motivazioni di quel premio. Quelle esposte, come d’abitudine, dal presidente della giuria, quest’anno Magdalena Herrera, photo editor di Geo France. Ve la riporto nella versione in inglese dal sito Wpp per non travisare neanche una parola:

It’s a classical photo, but it has an instantaneous energy and dynamic. The colours, the movement, and it’s very well composed, it has strength. I got an instantaneous emotion.

In due righe un concentrato di filosofia del Wpp. Il succo di alcune ideologie del fotogiornalismo che, mia opinione, fanno male al fotogiornalismo. Vediamo punto per punto.

Cominciando quello forse meno rilevante ma curioso. “I colori”. Il Wpp premia i colori, dunque. Certo, fanno parte della “forza della composizione”. Mi torna in mente, ma non riesco a ricordarne l’autore, un consiglio da vecchia volpe della fotografia: “Se la tua foto ti sembra debole, mettici del rosso”.

Quindi, andiamo avanti.

“È una foto classica”. Eccome se lo è. L’uomo in fiamme è un topos del fotogiornalismo. Il Wpp riattizza un fuoco che sulle pagine dei giornali brucia da decenni. E viene premiato da decenni.

Malcom Browne: Thich Quang Duc, a Buddhist monk, burns himself to death on a Saigon street June 11, 1963 to protest alleged persecution of Buddhists by the South Vietnamese government. AP Photo/Malcolm Browne

Ha ben cinquantacinque anni la fotografia che mostra gli istanti in cui il monaco buddista Thích Quang Duc, l’11 giugno 1963 si diede fuoco in una strada di Saigon, davanti alla pagoda Xa Loi, per protestare contro le perseczioni religiose del regime sudvietnamita di Ngo Dinh Diem, cattolico integralista. Avvertito riservatamente, il fotografo dell’Ap Malcom Browne era presente, e la sua immagine di agghiacciante accuratezza vinse il Pulitzer.

Poco meno di trent’anni dopo, nel 1991, Greg Marinovich, uno dei temerari fotografi …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/04/16/wpp-2018-ronaldo-schemidt-venezuela/

      

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