Apr 302018
 

By Michele Smargiassi

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Un secolo guardato a occhio aperto. Uno solo. Quello che Bernardo Bertolucci ficca nel mirino da regista che gli pende sempre dal collo nelle fotografie scattate da Angelo Novi sul set di Novecento.

© Angelo Novi / Cineteca Comunale di Bologna, g.c.

Quando il fotografo di scena fa così, quando non si limita a congelare alcune scene che appariranno sullo schermo, ma fotografa la fabbrica del film, mescolando scena e retroscena, confondendo troupe e cast, personaggi e attori, si rischia forse qualcosa: cade la sospensione d’incredulità, la fiction si mostra nuda invenzione, forse un po’ di poesia se ne va.

O forse no, se si tratta di un film così radicato nell’immaginario collettivo da essere indistruttibile. Forse ci guadagna proprio il suo mito: come se assistessimo alla costruzione delle piramidi.

Novecento è tornato per qualche giorno nelle sale cinematografiche italiane. Due anni dopo aver festeggiato il suo quarantesimo compleanno.

È tornato in vesti splendenti: uscito in formato 4k dalla cura di ringiovanimento dei magici laboratori di restauro della Cineteca comunale di Bologna, arca di Noè del cinema ritrovato.

Vittorio Storaro, che fu il direttore della fotografia per Bertolucci, ha aiutato i tecnici a ritrovare quelle luci, quei colori che i più fortunati godettero al debutto, nel 1976. Non è stato facile, perché Novecento ha una storia tormentata, piena di sforbiciature (troppe bandiere rosse, storsero il naso i produttori americani): oltre settecento erano le sequenze perdute, per fortuna ancora presenti nel master recuperato dalle profondità degli archivi Paramount.

© Angelo Novi / Cineteca Comunale di Bologna, g.c.

Kolossal e ideologia, epica e melodramma, riecco dunque un film clamoroso e ingombrante, girato da un regista trentacinquenne un po’ ebbro per il suo recente scandaloso trionfo di Ultimo Tango a Parigi, ambiziosissimo per quella sua pretesa di riassumere, nella storia dei suoi dioscuri Olmo il proletario e Alfredo il padrone, un intero secolo che in realtà doveva ancora scorrere per un quarto (e che quarto: quello del terrorismo, del crollo del Muro, di Tangentopoli…); rieccolo tornare quasi fra virgolette, preceduto dalla sua stessa leggenda. Come guardarlo?

Le fotografie di Angelo Novi aiutano. Anche queste tornano, miracolosamente ritrovate. Quando la famiglia del fotografo donò alla Cineteca il suo archivio di 250 mila immagini, erano in pessimo stato di conservazione.

Anche loro tornano a splendere. E in un vorticoso gioco di specchi ci mostrano il racconto vero di una fiction che racconta un secolo vero. La fabbrica del Novecento, in molti sensi.

Novi, quel secolo lo aveva vissuto già intensamente. Veniva dal fotogiornalismo, quello più duro, la cronaca nera, il reportage di guerra, Libano, Iran, India, Vietnam.

Nel ’56, durante la rivolta d’Ungheria, fu dato per disperso. Il suo Novecento avrebbe anche potuto fermarsi lì, a metà.

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© Angelo Novi / Cineteca Comunale di Bologna, g.c.

Il cinema fu un amore maturo, che passò attraverso legami umani fortissimi: con Pier Paolo Pasolini, con Sergio Leone, soprattutto con Bertolucci.

Tutti gli perdonavano volentieri la ribellione alle regole un po’ artificiose , ma molto severe, imposte ai fotografi di scena dalle esigenze promozionali della produzione: mai …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/04/30/novecento-angelo-novi-bernardo-bertolucci-restaurato/

      

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