Ago 102018
 

By Michele Smargiassi

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Chi l’ha scritto? Quarto quiz estivo di Fotocrazia. Il brano che state per leggere fa parte di un testo letterario più o meno celebre. A voi indovinarne l’autore. Avete tempo fino alla sera prima del prossimo quiz, quando in fondo a questa pagina appariranno il nome dell’autore e il titolo del libro. Saranno tenute in considerazione solo le risposte postate come commento al blog (no risposte Facebook, per capirci). Non si vince nulla, ma son soddisfazioni.

– Già! – disse. – È curioso l’effetto che ci fa la nostra immagine riprodotta fotograficamente, anche in un semplice ritratto, quando ci facciamo a guardarla la prima volta, Perché?

– Forse, – gli risposi, – perché ci sentiamo fissati in un momento, che già non è più in noi; che resterà, e che si farà man mano sempre più lontano.

– Forse! – sospirò. – Sempre più lontano per noi…

– No, – soggiunsi, – anche per l’immagine. L’immagine invecchia anch’essa, tal quale come invecchiamo noi a man mano. Invecchia, pure fissata lì sempre in quel momento; invecchia giovane, se siamo giovani, perché quel giovane lì diviene di anno in anno sempre più vecchio con noi, in noi.

– Non capisco.

– È facile intenderlo, se ci pensa un poco. Guardi: il tempo, da lì, da quel ritratto, non procede più innanzi, non s’allontana sempre più d’ora in ora con noi verso l’avvenire; pare che resti lì fissato, ma s’allontana anch’esso, in senso inverso; si sprofonda sempre più nel passato, il tempo. Per conseguenza l’immagine, lì, è una cosa morta che col tempo s’allontana man mano anch’essa sempre più nel passato: e più è giovane più diviene vecchia e lontana.

– Ah già, così… Sì, sì, – disse. – Ma c’è qualche cosa di più triste. Un’immagine invecchiata giovane a vuoto.

– Come, a vuoto?

– L’immagine di qualcuno morto giovane.

Mi voltai di nuovo a guardarlo; ma egli soggiunse subito:

– Ho un ritratto di mio padre, morto giovanissimo, circa all’età mia; tanto che io non l’ho conosciuto. L’ho custodita con reverenza, quest’immagine, benché non mi dica nulla. S’è invecchiata anch’essa, sì, profondandosi, come lei dice, nel passato. Ma il tempo che ha invecchiato l’immagine, non ha invecchiato mio padre; mio padre non l’ha vissuto, questo tempo. E si presenta a me, a vuoto, dal vuoto di tutta questa vita che per lui non è stata; si presenta a me con la sua vecchia immagine di giovane che non mi dice nulla, che non può dirmi nulla, perché non sa neppure ch’io ci sia. E difatti è un ritratto ch’egli si fece prima di sposare; ritratto, dunque, di quando non era mio padre. In lui, lì, io non ci sono, come tutta la mia vita è stata senza di lui.

– È triste…

– Triste, sì. Ma in ogni famiglia, nei vecchi album di fotografie, sui tavolinetti davanti al canapè dei salotti provinciali, pensi quante immagini ingiallite di gente che non dice più nulla, che non si sa più chi sia stata, che abbia fatto, come sia morta…

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Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/08/10/fotoscritture-misteriose-quattro/

      

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