Set 142018
 

By Michele Smargiassi

Neorealismo1

Le donne in nero. I bambini scalzi. I pescatori che rammendano reti. Neorealismo! Poi guardi il cartellino sotto le foto e qualcosa non torna: 1940, 1937, perfino 1935.

Istituto Luce, Arsia, oggi Croazia, 1942, © Istituto Luce
Realismo fascista. Il 28 febbraio 1940 nella città istriana di Arsia, 185 minatori muoiono nel più grave incidente minerario italiano. La stampa fascista occultò la tragedia, ma due anni dopo un anonimo fotografo dell’Istituto Luce sembra cercare nei volti dei superstiti le tracce di un non-detto.

Sono fotografie dell’Istituto Luce, o di singoli autori oggi trascurati: Morpurgo, Farabola, Barzacchi, Pozzi-Bellini. Un neorealismo fascista?

New York in questi giorni è invasa dal bianco-e-nero italiano più celebre nel mondo: tre mostre di fotografia (la principale alla Grey Art Gallery della New York University), proiezioni di film, conferenze, eventi, un volume tenuto a battesimo da un commosso omaggio di Martin Scorsese: Neorealismo, The New image in Italy è il coronamento di quindici anni di ricerche della curatrice Enrica Viganò e del suo sforzo di dimostrare che quella visione non fu solo cinema, ma anche grande fotografia d’autore.

Piergiorgio Branzi, Piazza Grande a Burano, Venezia, 1957, © Piergiorgio Branzi
I bambini. Generazione nata dalla guerra, sono il simbolo dell’innocenza violata ma anche della speranza di riscatto. Piergiorgio Branzi coglie la metafora di un rovesciamento felice della storia nelle capriole un ragazzino , in Piazza Grande a Burano, Veneza, anno 1955.

Chissà quanti faranno caso alle date nel sottotitolo: 1932-1960. Eppure sta proprio lì, in quella anticipazione impensabile e perfino scandalosa, la chiave della rilettura di un movimento culturale e politico che troppo a lungo è stato descritto come un risveglio improvviso, acceso dalla libertà riconquistata, della voglia di “guardare in faccia la realtà” occultata dalla retorica del Ventennio.

Eppure già quarant’anni fa uno storico dell’immagine senza pregiudizi, Carlo Bertelli, avanzò l’ipotesi che le radici del nuovo, avido sguardo della democrazia sul paese reale affondasse le sue radici nel proto-realismo di un regime che non si affidava solo alla prosopopea dei miti imperiali, ma convocava le immagini della nazione proletaria per vantare le proprie radici popolari.

È perfino banale ricordare che tutti gli autori del Neorealismo del dopoguerra si erano formati culturalmente in quella iconosfera, e ne avevano assorbito la novità più dirompente, che il fascismo, ben oltre le sue mitologie di cartapesta, aveva compreso: la potenza dei nuovi media, cinema, fotografia, radio, design, grafica, messi al servizio di una pedagogia politica eminentemente visuale-evocativa, adatta a un paese ancora grandemente analfabeta, in una sorta di biblia pauperum tecnologica.

Neorealismo3

Tranquillo Casiraghi, Gente della Torretta, Sesto S.Giovanni, Milano anni ’50, © Eredi Tranquillo Casiraghi
Le donne. Abito nero, velo sui capelli: ma non è il profondo sud. Tranquillo Casiraghi scopre i segni di un paese rimescolato dalle migrazioni interne ai margini della metropoli milanese: Sesto San Giovanni, anni Cinquanta, le periferie diventano “la nostra Corea”.

Chi sospetta qualche revisionismo in questa retrodatazione si rassicuri: il Neorealismo del dopoguerra, il neorealismo di sinistra, ribaltò radicalmente il paradigma politico, sostituendo la …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/09/14/neorealismo-new-york-fotografia-mostra-scorsese/

      

 Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.