Set 122018
 

By Michele Smargiassi

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"La testa premuta sulla spalla, trenta volte
più luminoso del sole, io contemplo il loro ritorno
finché non mosse le dita lentamente e, mentre la moltitudine
delle cose accade, alla sommità della nuvola
esse tornano tutte, alla loro radice, e assumono
la ben nota forma di fungo cercando di afferrare."

Questa poesia fu composta da un computer. Ma fu firmata da un poeta, Nanni Balestrini. Era il 1962, e il testo comparve sull’Almanacco Letterario Bompiani di quell’anno e poi nella racolta Tape Mark.

Balestrini aveva utilizzato un Ibm 7070. Gli aveva affidato ritagli di testi di diverso genere, dal Tao Te Ching, dal Mistero dell’ascensore di Paul Goldwin, e dal Diario di Hiroshima di Michihito Hachiya.

Penso che in seguito Balestrini abbia aggiornato i suoi hardware. Devo aveva da qualche parte, un giorno rispunterà da chissà dove, una poesia inedita, prodotta apposta per me dal suo computer, una ventina d’anni più tardi, in occasione di una mostra sugli automi, credo a Rubiera, vicino a Reggio Emilia. Me la autografò con il dignitoso sussiego dell’artista che ha appena forgiato un gioiello intellettuale.

Quell’incontro mi è tornato in mente quando è apparsa, giorni fa, una curiosa (ma non tanto, come dirò) notizia che ha fatto infuriare alcuni miei amici amanti dell’arte.

Mi riferisco alla messa all’asta (accadrà da Christie’s New York il 23 di ottobre) di un quadro, o meglio di una stampa su tela, non dipinto da mano umana.

Il titolo dell’opera è Ritratto di Edmond Belamy, e la sua esistenza si deve a un programmino ideato da tre venticinquenni francesi, Hugo Caselles-Dupré, Pierre Fautrel e Gauthier Vernier.

Niente di fantascientifico: hanno inserito in un database quindicimila fotografie di ritratti pittorici datati tra Quattrocento e Novecento, hanno messo a punto un algoritmo (la parola magica delle idiosincrasie millenniali) che ne estrae caratteristiche e frammenti, li mescola, ed ecco fatto.

In questo caso, sembra avere prevalso uno stile tardo-Ottocento, tra il macchiaiolo e l’impressionista, con qualche ricordo del Seicento Olandese.

Vi lascio leggere i dettagli tecnici sulle notizie di stampa. Riporto solo che la base d’asta sarà tra i 7 e i 10 mila dollari. E questa quotazione è bastata a far inorridire alcuni amici.

Non tanto per la cifra abbastanza modesta (circa quanto una stampa fotografica di buon autore), ma per il solo fatto che un’opera prodotta “automaticamente” da un software possa essere venduta come arte.

Ora, come arte si vendono tante schifezze, anche più care, senza che ormai nessuno protesti più, quindi credo che lo scandalo dei miei amici non sia la vendita, ma l’idea che abbiamo di arte.

Più o meno: che sia il prodotto completamente originale di una mente, e che per essere davvero arte debba, cito una delle obiezioni che è stata mossa alla presunta aridità di quella immagine, “qualcosa che ci coinvolge, emoziona, disturba, commuove, respinge o attrae in quanto testimonianza dell’esperienza umana”.

Ora, non vorrei infilarmi in una discussione millenaria, osservo solo di passaggio che l’idea romantica dell’arte come emozione è un po’ superata. L’idea che l’arte sia equivalente a emozione, che …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/09/12/dipinto-computer-asta-arte-combinatoria/

      

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