Mag 112018
 

By Michele Smargiassi

PianostrategicoCover

C’è il Tuffatore di Nino Migliori in copertina: e questo, scusate se è un’opinione personale e affettiva, già mi bendispone alla lettura.

Quando ormai non ci si contava più, eccolo andare in gol, in estrema zona Cesarini: il Piano Strategico di Sviluppo della Fotografia in Italia è stato pubblicato pochi giorni fa, sotto forma di fascicolo illustrato (ovviamente con fotografie) diffuso in formato pdf sul sito del Mibact. Lo potete leggere qui.

E mettiamoci pure tutte le maiuscole perché si tratta di un unicum, forse il primo intervento organico di un governo italiano sulla cenerentola dei media.

È il frutto di un anno e mezzo di lavoro, inclusi due convegni generali e diciannove incontri tematici e territoriali, della “Cabina di regia” del Ministero per i Beni Culturali, voluta dal ministro Dario Franceschini e diretta da Lorenza Bravetta.

Tutto sommato, un tempo di lavorazione apprezzabilmente rapido, molto poco italiano.

Sennonché è chiaro a tutti che questo Piano è rilasciato da un governo in proroga, che non lo gestirà perché sostituito presto da governi di altri colori e tendenze, e dunque il suo destino è più o meno quello di un messaggio nella bottiglia. Rischio altissimo di mareggiata su scogliere o spiaggiamento in lidi sabbiosi.

Proviamo però, con atto di fede che rasenta l’irrazionale, a leggere questo fascicolo di centoventi pagine “come se” fosse destinato a produrre gli effetti che promette di produrre. “Come se” avessimo finalmente una politica culturale sulla fotografia in Italia.

Allora, parlando in modalità “sospensione di incredulità”, diciamo che il Piano intende fare sostanzialmente tre cose.

– Mettere mano al caos del patrimonio fotografico pubblico e censire quello privato.

– Sostenere la produzione contemporanea di fotografia d’autore.

– Promuovere l’educazione alla fotografia nelle scuole, soprattutto quelle dell’obbligo.

Ben definiti propositi. Anche se potrei scommettere che le pagine più frequentate del Piano saranno quelle del punto due, dove tutti cercheranno la ciccia, ovvero: ci sono soldi?

Sì, sì, ci sono. O per lo meno c’è la promessa che ci siano. Fondi per i festival, per i musei, per i progetti curatoriali, per i giovani autori, per gli archivi… Con tanto di bandi e commissioni aggiudicatrici già formate con nomi e cognomi… Basta che non cerchiate cifre. Che, ovvio, non possono esserci. È un piano e non una legge di spesa. E qui il nostro “come se” traballa assai, ma andiamo avanti.

A questo modesto blog, che non concorrerà a nessun finanziamento, interessa invece l’idea di fotografia italiana che emerge da questo atto pubblico impegnativo.

Be’, bisogna riconoscere che lo sfondo è ben disegnato. C’è una premessa che descrive uno scenario mondiale tanto convincente quanto preoccupante. Che è, correttamente letto, uno scenario di potere.

Un quadro di enormi battaglie planetarie per il potere sulle immagini. Mentre intellettuali ansiosi e poco informati condannano la presunta smaterializzazione della fotografia, la sua leggerezza, impalpabilità, volatilità, qui si scopre finalmente che le immagini sono cose concretissime, solide, tesaurizzate, accumulate, privatizzate, capitalizzate, messe in …read more

Source:: http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2018/05/11/mibact-piano-strategico-fotografia-bravetta-franceschini/

      

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